Lampascioni alla pugliese, il gusto amaro della vita

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Il primo morso dato ai lampascioni alla pugliese resta un ricordo indelebile. Quando, molti anni fa, fui invitata a un matrimonio a Putignano non potevo immaginare che avrei scoperto una delizia tanto semplice quanto raffinata. Nonostante siano poco conosciuti fuori dalla Puglia, i lampascioni erano già noti agli antichi Egizi, come ai Greci e ai Romani, che li consideravano addirittura afrodisiaci grazie alla loro capacità di apportare calore. Anche se Galeno di Pergamo, medico vissuto tra il 129 e il 216 d. C., specificò “In realtà sono afrodisiaci tra loro quelli chiamati regali, che sono superiori agli altri, tra i quali quelli rossastri. Invece quelli bianchi e quelli della Libia sono simili alla scilla; i peggiori tra tutti, però, sono quelli egiziani”.

Storia e curiosità

Per trovare i bulbi bisogna scavare a fondo e chissà cosa pensò Oribasio, medico greco di Bisanzio, quando decise di chiamarlo lampascione che tradotto in tardo latino diventa lampadio, lampiadonis, quindi lampada. Resta il dubbio sul perché il nome si riferisca a un oggetto che non esisteva ancora. Ma i misteri rendono più gustoso ogni cibo.
Vista la storia illustre di questi bulbi rossi è giusto che vengano tenuti in grande considerazione sulle tavole, ma quello che non è dato sapere è perché, nonostante i Romani ne facessero grande uso, siano rimasti confinati nell’Italia del Sud.

lampascioni alla pugliese

Ne esistono cinquanta varietà, ma sono sette quelli presenti in Puglia e, in particolare, in Salento dove la tradizione gastronomica legata al lampascione pugliese è maggiormente radicata. Ogni fine marzo ad Acaya, in provincia di Lecce, i bulbi diventano protagonisti dei festeggiamenti in onore della Madonna dei Lampascioni mentre la Confraternita del Pampascione (altro modo di chiamare il lampascione) si occupa di studiare, sperimentare e recuperare le tradizioni e i valori della cucina salentina legata al re dei bulbi.

Come si preparano i lampascioni alla pugliese?

Nonostante crescano sottoterra e per questo possano sembrare forti e resistenti, i lampascioni necessitano di una lavorazione esclusivamente manuale. La tradizione vorrebbe vederli cuocere con calma sotto la cenere e, una volta ripuliti, conditi in modo semplice con olio, aceto e pepe. Ma è con la frittura che sprigionano tutto il loro carattere  pugliese, focoso e sfacciato.
Hanno un caratteristico sapore amarognolo a cui gli appassionati non potrebbero rinunciare e si abbinano perfettamente alla salsiccia e al capretto per un boccone di sfrenata goduria.
In primavera ed estate si può andare alla ricerca dei terreni pianeggianti dove crescono, per ammirarne i deliziosi e viola fiori a ciuffo. Una delle proprietà del lampascione è di stimolare l’appetito: sarà per questo motivo che sono così utilizzati sulle luculliane tavole pugliesi?

Prova i lampascioni alla pugliese nella Food Box Puglia gioia aperitivo, ti sembrerà di sentire il sole, il mare e i sapori del Salento, terra sospesa tra due mari, promette giornate piene di bellezza e gusto.

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